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mercoledì 28 settembre 2016

Pennette integrali allo sgombro, zucchine, limone e timo

Torno con poche parole e una ricetta di quelle che vanno di fretta, perché a volte la vita scorre troppo veloce e anche se all'apparenza ogni cosa sembra immobile, basta chiudere gli occhi un istante per scoprire che tutto è cambiato.
Ho sempre sognato che arrivasse questo momento, ma ora che sono alle soglie di una nuova vita ho paura a fare il primo passo: non so se dall'altra parte ci sia la terraferma... o il vuoto.
La valigia spalancata sul pavimento e tutte le mie cose sparpagliate sul letto, qualche vestito, una scatola di legno vuota, il caffè che prepara mia mamma e gli orecchini di perla...e mi chiedo se io sono davvero solo quelle poche cose ammonticchiate alla rinfusa, che stanno comodamente in una valigia e che presto avranno un'altra casa, un altro armadio, un'altra vita.

Questo piatto velocissimo è stato la mia scoperta dell'estate: sapete che non amo il pesce e lo sgombro in particolare, per il sapore forte e la consistenza "grassa" e oleosa. Invece il filetto sott'olio si è rivelato un'ottima alternativa (astenersi puristi! ;-) ): in questo piatto il limone stempera la componente grassa e insieme al timo dona freschezza all'insieme!
Io me lo tengo a mente per una pausa-pranzo veloce (perché ho la sensazione che ce ne saranno tante!) E voi? ;-))
 
PENNETTE INTEGRALI ALLO SGOMBRO, ZUCCHINE, LIMONE E TIMO
Ingredienti per 2:
160 g di pennette integrali
100 g di filetto di sgombro sott'olio
1 zucchina
1/2 limone piccolino non trattato
timo fresco
sale e olio evo q.b

1) Lavate, asciugate e spuntate le zucchine, tagliatele a rondelle sottili. Scolate i filetti di sgombro e riduceteli in pezzi.

2) Scaldate due cucchiai di olio extravergine in una padella, fate rosolare lo sgombro e aggiungete le zucchine. Continuate la cottura finché le zucchine non sono morbide, salate, aggiungete in padella il succo di limone, il timo fresco e le pennette appena scolate al dente.

3) Servite subito con una grattata di scorza di limone.

A presto!
E.<3

mercoledì 24 febbraio 2016

Tortelli di castagne ai carciofi, robiola e miele di castagno per l'MTC n° 54

Ciao a tutti!! :-)
Nuovo post e nuovo appuntamento con l'MT Challenge. ;-)
Il tema di questo mese è il miele, alimento semplice, antico e diffuso quanto prezioso per il nostro corpo...ma soprattutto delizioso! Infinite sono le varietà esistenti, così come infiniti sono i piatti in cui può essere declinato per esaltare i sapori, legarli indissolubilmente o creare interessanti contrasti. 
Inutile dirvi che, a una come me, sono subito saltate in mente fragranti brioches, torte soffici e dolcissime, biscottini delicati e burrosetti... ma poi mi sono detta: noo, troppo facile, complichiamoci la vita! E senza pensarci due volte ho abbandonato la strada soleggiata e pianeggiante del dolce per addentrarmi in un tortuoso sentierino di montagna: quello del salato... 
Voglio dire, quanto è elevato il rischio di creare un'autentica schifezza mescolando dolce e salato, soprattutto se si tratta di una pazza come me che in cucina non conosce principi basilari e non rispetta regole?? :D
Qualche giorno di riflessioni, assaggi, ripensamenti e sperimentazioni... ed eco cosa ne è uscito fuori!
Dei tortelli scuri ma delicati, in cui il padrone indiscusso è il miele di castagno. 
Fin'ora è la varietà di miele che preferisco: con il suo aroma inconfondibile, complesso e intenso, condivide con i carciofi la dolcezza e il finale amarognolo, ma allo stesso tempo richiama la farina della pasta che avvolge il ripieno.
Forse un accostamento ardito, ma tutt'altro che sgradevole... siete pronti per scoprirlo insieme a me? ;-) 

TORTELLI DI CASTAGNE AI CARCIOFI, ROBIOLA E MIELE DI CASTAGNO
Ingredienti per 4-5 persone
Per la pasta fresca:
3 uova
150 g di farina di castagne
150 g di farina 0

Per il ripieno:

3 carciofi (140 g circa al netto)
succo di 1 limone
1/2 bicchiere di vino bianco
150 g di robiola
2 cucchiai di pecorino grattugiato
prezzemolo fresco a piacere

Per finire:
30-40 g di burro
1 cucchiaio di miele di castagno
5-6 foglie di salvia
pecorino grattugiato a piacere

1) Mescolate le farine e disponetele a fontana sulla spianatoia. Rompete al centro le uova, sbattetele leggermente con una forchetta e iniziate ad amalgamare la farina raccogliendola dai bordi. 
Terminate di impastare a mano, energicamente, per almeno una decina di minuti.
Avvolgete il panetto ottenuto nella pellicola e lasciatelo riposare in frigo per almeno un'ora. 

2) Pulite i carciofi: eliminate le foglie più esterne, tagliateli in quarti ed eliminate la peluria e le spine interne, immergendoli subito in acqua e succo di limone per non farli annerire.
Tenete da parte i gambi: potrete cuocerli in padella, oppure aggiungerli a una zuppa di verdure o a una vellutata!

3) Scaldate un paio di cucchiai d'olio in una padella, aggiungete i carciofi e sfumate con il vino bianco. Cuocete i carciofi finché sono ben teneri, aggiungendo dell'acqua se necessario; negli ultimi minuti di cottura aggiustate di sale e profumate con del prezzemolo tritato.

4) Inserite nel mixer i carciofi (pesatene 140 g circa), la robiola e il pecorino grattugiato e frullate fino ad ottenere una crema più o meno liscia.

5) Riprendete la pasta, dividetela in due parti e stendete la prima in una sfoglia abbastanza sottile (fate attenzione a non romperla perché è più delicata della classica pasta fresca!).
Disponete su una metà dei piccoli mucchietti di ripieno e ripiegate la pasta su se stessa; sigillate le due sfoglie e ritagliate i tortelli con un coppapasta o una rotella smerlata (il mio aveva un diametro di 4 cm circa), cercando di eliminare tutta l'aria all'interno.
Se la sfoglia si secca troppo durante la stesura, inumiditela leggermente lungo i bordi dei tortelli per evitare che poi si aprano in cottura.
Mano a mano che li formate, disponete i tortelli su un vassoio coperto di carta forno o su un canovaccio infarinato. Se non li consumate nel giro di qualche ora potete congelarli.

6) Portate a bollore abbondante acqua salata e cuocete i tortelli per pochi minuti: sono pronti quando vengono a galla.

7) Nel frattempo fate sciogliere il burro in una padella a fuoco dolce, aggiungete anche il miele e le foglie di salvia e lasciate insaporire per un minuto.
Quando i tortelli sono cotti, prelevateli con una schiumarola e aggiungeteli al burro aromatizzato. Mantecate per qualche minuto ancora e servite subito, con una spolverata di pecorino grattugiato.

NOTE:
- Con la stessa pasta potete realizzare tantissimi altri formati: tagliolini, maltagliati, ravioli di ogni forma e dimensione... Ottimi sia in una zuppa, sia ripieni di ricotta o altri formaggi ;-)
- Purtroppo mi sono accorta all'ultimo momento di non avere la salvia, così ho disperatamente ripiegato sul prezzemolo che avevo utilizzato anche nel ripieno (e che vedete anche in foto). Sarò sincera: la salvia è tutta un'altra cosa, perciò se non l'avete meglio evitare di aggiungere altro.



Con questa ricetta partecipo all'MT Challenge n°54, nella categoria salati. Il tema è stato proposto da Eleonora Colagrosso e Michael Meyer, del blog Burro e Miele.

Un bacio e buon finesettimana!
E. <3

venerdì 11 settembre 2015

Struncatura alla puttanesca

... e che è, una parolaccia???
No, non lasciatevi spaventare dal nome!
La stroncatura, in dialetto "struncatura",  è un primo piatto tipico calabrese: si tratta di un formato particolare di pasta, una specie di linguine molto lunghe - scusate calabresi, non ho trovato una definizione più ortodossa! :D - realizzate esclusivamente con acqua e semola integrale di grano duro. Con la sua consistenza rustica e il suo sapore intenso e pungente, questa pasta non ama i compromessi: o la ami o la odi... non si può rimanerle indifferenti. (Altre informazioni sulla struncatura qui).

Il condimento tradizionale prevede ingredienti poveri, come aglio, olio extravergine d'oliva, capperi, acciughe, olive, peperoncino calabrese e talvolta pomodoro o pangrattato.
Io mi sono decisa per una specie di puttanesca: pomodoro fresco, olive taggiasche, acciughe, capperi e un pizzico di peperoncino, giusto per restare in tema "Calabria". E pure l'aglio, già, perché anche la sottoscritta, da sempre ostile al famigerato spicchietto, sta scoprendo il profumo incredibile che può regalare a un semplice sugo di pomodoro... (Sono stata brava, ve', Rossella? ;-) )
La struncatura è praticamente impossibile da trovare al di fuori della Calabria... ma niente paura: gli spaghetti sono una favola con questo sughetto :-)
Su, su, andate a preparare gli ingredienti: aglio, olive, pomodori appena raccolti... sentite che profumo d'estate, non vi sembra di essere ancora in riva al mare, con i vestiti leggeri e i piedi nell'acqua? ;-) 


STRUNCATURA ALLA PUTTANESCA
Ingredienti per 4 persone:
320 g di pasta tipo "struncatura" (o spaghetti, linguine...)
500 g di pomodori datterini maturi
1 cucchiaio di capperi sotto sale
8 filetti d'acciuga sott'olio
2 cucchiai di olive taggiasche
1 spicchio d'aglio
1 pizzico di peperoncino secco in polvere
olio extravergine di oliva q.b.

1) Dissalate molto bene i capperi (io li ho tenuti a mollo per un'oretta, cambiando l'acqua un paio di volte).

2) Immergete i pomodori per qualche minuto in acqua bollente, scolateli e privateli della pelle.
Tagliateli a pezzetti e mettete da parte.

3) Scaldate in una padella ampia un paio di cucchiai di olio extravergine, aggiungete l'aglio sbucciato e fatelo rosolare. Aggiungete le acciughe e lasciatele sciogliere a fuoco dolce, quindi unite anche i capperi, le olive, i pomodori e un pizzico di peperoncino.

4) Fate cuocere a fuoco basso per 10-15 minuti, aggiungendo poca acqua se necessario: i pomodori devono ammorbidirsi per benino e creare un bel sughetto. Spegnete e, se occorre, aggiustate di sale.

5) Nel frattempo cuocete la pasta in abbondante acqua bollente salata, scolatela al dente e versatela nella padella del sugo (meglio "alzarla" dalla pentola con le pinze, per mantenere un po' di acqua di cottura). Saltate la pasta con il sugo per 1 minuto e servite immediatamente.

Vi lascio con qualche scatto delle mie vacanze calabresi: un ultimo sprazzo di estate, prima di rassegnarsi al nuovo anno che comincia...
 


"Prima che il vento ci porti via tutto
e che settembre ci porti una strana felicità
pensando a cieli infuocati e a brevi amori infiniti
respira questa libertà.."
(Jovanotti, L'estate addosso)

E. <3

lunedì 13 luglio 2015

Fileja calabrese al nero di seppia con gamberi piccanti e pesto di mandorle



Sarà che abito in montagna, ma non amo granché il pesce.
Non sopporto l'odore che lascia sulle mani e nel forno; odio doverlo pulire, odio mettere le mani in mezzo a lische e filetti gelatinosi.
Ma soprattutto, odio i crostacei. Odio gli occhietti stralunati delle pannocchie, le zampette brulicanti dei gamberi, le loro antenne stralunghe e lo scrocchiare del guscio quando vengono aperti. Per non parlare del sapore...
Insomma, dopo queste quattro righe da puffo brontolone, potete ben capire come mai, quando ho preso tra le mani e sfogliato per la prima volta (oh, emozione!) "All'ombra dei mandorli in fiore" di Rossella, la ricetta delle "Chitarrine al nero di seppia con gamberi piccanti e pesto di mandorle" fosse l'ultima con cui avrei mai immaginato di inaugurare questo libro.
Mi rivedo, il fatidico giorno della presentazione, in piedi al minuscolo tavolino, con un cartoccetto di mandorle calde e profumate in una mano e il suddetto libro pericolosamente in bilico nell'altra, mentre cercavo di sfogliarlo senza ungerlo, sgranocchiando mandorle, e allo stesso tempo spiavo incuriosita tutte quelle persone sconosciute che assaggiavano mandorle, chiacchieravano di mandorle, chiedevano mandorle o, come me, leggevano di mandorle.
Il pesto di mandorle, il latte di mandorle, la crostata con la pasta di mandorle...ma i gamberi, no!



Anche se continuavo a leggere e rileggere l'introduzione alla ricetta, chiedendomi perché mai l'autrice la definisse una delle sue preferite, quando poche pagine più in là c'era uno stupendo panettone agli agrumi (e mandorle, of course!), nonché un croccante con i controcavoli... (adoro il croccante!)
In effetti, erano parecchie le cose che mi stavo chiedendo: come mai la suddetta autrice riuscisse a parlare con così tante persone insieme, a riconoscerle tutte, a firmare i loro libri e a rispondere alle loro domande, il tutto senza smettere di sorridere.
E così la faccenda dei gamberi era passata un po' in secondo piano, anzi, me ne ero totalmente dimenticata, fino a quando, spaparanzata sulle spiagge della Calabria, non sono capitata per caso alla fatidica pagina delle chitarrine con i gamberi piccanti: in quel momento, nella patria dei peperoncini, è scattato qualcosa... e, una volta tornata a casa, ho stupito tutti (me per prima!!) preparando questo piatto.
Le uniche modifiche che ho fatto sono state eliminare l'aglio (chi mi conosce sa che non ci vado particolarmente d'accordo) e sostituire le chitarrine con la fileja, una pasta tipica calabrese realizzata con sola semola di grano duro ed acqua, che ho acquistato in uno dei tanti negozietti tipici.
A prima vista può sembrare una ricetta laboriosa, ma non lo è affatto: il condimento può essere preparato in anticipo, oppure mentre l'acqua per la pasta è sul fuoco. Ve la riporto così come è scritta nel libro, sperando che anche a voi venga voglia di mare e...di gamberi, anche se, come me, non li amate.
Non solo ho personalmente staccato le zampette, una per una (divertendomi persino, lo ammetto! ;-) ), ma ho addirittura mangiato - e apprezzato! - i temibili crostacei!!!



FILEJA CALABRESE AL NERO DI SEPPIA CON GAMBERI PICCANTI E PESTO DI MANDORLE

Tratta da "All'ombra dei mandorli in fiore" di Rossella Venezia

Ingredienti per 4-5 persone:
70 g di mandorle sgusciate e spellate
200 g di pomodorini datterini*
250 g di gamberi puliti (con la coda)
1 pizzico di peperoncino secco tritato
250 g di fileja calabrese al nero di seppia (ric. originale chitarrine all'uovo)
olio extravergine di oliva
sale, pepe



1)Preriscaldare il forno a 180°C.
Disporre le mandorle con poco sale, in un unico strato, su una teglia e farle colorire in forno per 5-8 minuti o finché non sono diventate leggermente dorate, poi frullarle ancora calde con 4 cucchiai di olio extravergine di oliva, avendo cura di tritare troppo finemente il tutto. Versare il pesto di mandorle nella terrina in cui verrà poi mantecata la pasta e tenere da parte.

2) Alzare la temperatura del forno a 200°C.
Disporre in una teglia i pomodorini interi lavati e bucherellati con una forchetta, irrorati con  olio e conditi con poco sale. Mescolare bene con le mani e cuocere in forno per 12-15 minuti. Togliere dal forno e tenere da parte in caldo.

3) Su un'altra teglia disporre i gamberi puliti in un unico strato conditi con un pizzico di peperoncino e un filo di olio. Infornare per circa 5 minuti, poi togliere dal forno e tenere da parte in caldo.

4) Cuocere la fileja in abbondante acqua bollente salata. Stemperare il pesto di mandorle con qualche cucchiaio di acqua di cottura.

5) Scolare la pasta al dente (alzandola dalla pentola con una forchetta per mantenerla grondante di acqua di cottura), trasferirla nella terrina con il pesto, aggiungere i pomodorini e i gamberi, mescolare delicatamente aggiungendo un filo d'olio se necessario.
Servire subito.

NOTE
*I miei datterini erano un po' più grandicelli, perciò li ho tagliati a metà e disposti sulla teglia con la parte tagliata verso l'alto.
Lo ammetto, li ho cosparsi anche con un po' di origano secco tritato...nella mia testa pomodoro e origano sono inseparabili! :-)


mercoledì 8 luglio 2015

Penne al pesto di finocchietto selvatico e briciole di pane


... ovvero l'apologia del pesto, e istruzioni per l'uso! 

Già, proprio così! Ancora un pesto! Credo proprio di essere diventata pesto-dipendente. Avete presente quell'impulso che vi spinge a infilare nel mixer qualsiasi cosa vi capiti sotto tiro, dalle erbette dell'orto alla frutta secca rimasta in dispensa? Ecco, sto parlando proprio di quello :-)
Il pesto ha la fama di  essere estremamente semplice da eseguire, sia per la reperibilità degli ingredienti, sia per la rapidità di esecuzione, ma non per questo ha meno dignità di una lasagna o di una carbonara coi fiocchi! Tanto più che, a volerli cercare bene, ce ne sono di cavilli anche in un pesto genovese: mortaio o non mortaio, pinoli o mandorle, basilico genovese e via dicendo... basta chiedere ai puristi!
Ma io, che purista non sono, dopo aver capito qualche semplice regoletta, mi sto dilettando a sperimentare tutti gli accostamenti che mi vengono in mente. Perché il pesto non è semplicemente "tritare tutto insieme": richiede una certa attenzione negli accostamenti, per far sì che tutti i sapori convivano
con armonia, ma anche un occhio di riguardo alla consistenza: liscia e cremosa alcune volte, rustica e croccante altre.
Quello che ho capito io è che un pesto è composto essenzialmente da tre ingredienti:
1) L'ingrediente principale, che dà il nome a tutta la preparazione (ad esempio basilico, zucchine, pomodori secchi, rucola, fave...).
2) La frutta secca, per dare corpo e croccantezza (di solito pinoli o mandorle, ma anche noci, nocciole o pistacchi, che costituiscono addirittura l'ingrediente principale del celebre pesto di pistacchi siciliano); questa viene di solito utilizzata spellata, ma se scegliete di non farlo otterrete un pesto più rustico e deciso. Piccolo suggerimento: per spellare le mandorle basta sbollentarle qualche minuto, mentre le nocciole vanno tostate in forno e successivamente sfregate tra le mani fino ad eliminare tutta la pellicina.
3) L'olio extravergine d'oliva: va aggiunto a poco a poco per legare il tutto. Inutile dire che il suo sapore influisce notevolmente sul pesto, per cui meglio usarne uno di buona qualità. 


A questi tre ingredienti principali possono esserne aggiunti altri due: parmigiano (talvolta pecorino) grattugiato per dare sapore e infine un'erba aromatica per dare il tocco finale: che sia basilico, menta o timo, fresca o essiccata, va aggiunta con parsimonia per evitare di coprire tutti gli altri sapori.
Ricordatevi di regolare di sale e pepe, ma solo alla fine: talvolta ci sono altri ingredienti, come il parmigiano, che apportano sale.
Perciò la parola d'ordine è: assaggiare! Solo così potrete ottenere il giusto bilanciamento tra i sapori e le consistenze, aggiungendo ciò che eventualmente manca.
È molto difficile trovare una ricetta di pesto che riporti i grammi precisi di ciascun ingrediente, mentre invece è facile che si parli di "manciate", "mazzetti", "cucchiai" e così via. Non siate diffidenti o insicuri per questo: assaggiate, aggiungete, togliete, mescolate, insomma osate!
Non esiste la combinazione "giusta" o "sbagliata", lasciatevi guidare dai sensi fino a che non troverete la vostra ricetta perfetta!
Ed è proprio quello che ho fatto io per questo pesto: avevo un bel mazzetto di finocchietto selvatico appena raccolto e le immancabili mandorle. Finocchietto tritato, mandorle spellate, un cucchiaio di parmigiano per dare sapore e in un attimo il primo era pronto! Una manciata di pangrattato aromatico aggiunge sapore e croccantezza all'insieme, ma il tocco finale è dato dalla buccia d'arancia: è quasi impercettibile, ma lascia una nota di freschezza sul palato.
Ah, dimenticavo, non aspettatevi dosi precise: per la fretta non le ho segnate, perciò tocca a voi! Poi fatemi sapere com'è andata, d'accordo? ;-)


PENNE AL PESTO DI FINOCCHIETTO SELVATICO E BRICIOLE DI PANE
Ingredienti per 4 persone:
-Pasta corta a piacere (io penne)
- Un mazzetto di finocchietto selvatico (le parti più tenere)
- Un cucchiaio di mandorle pelate
- Due cucchiai di parmigiano grattugiato
- Quattro cucchiai di pangrattato (tritato grossolanamente)
- Un mazzetto di timo fresco
- Buccia grattugiata di mezza arancia non trattata (una intera se è piccola)
- Sale e olio extravergine q.b.

1) Lavate il finocchietto, scolatelo bene e tritatelo grossolanamente con un coltello. Potete sbollentarlo se volete, ma io l'ho lasciato così perché preferisco il sapore "fresco" che ha da crudo.
2) Mettete nel mixer il finocchietto, le mandorle e il parmigiano, iniziate a tritare aggiungendo olio evo quanto basta per ottenere una sorta di crema. Aggiustate di sale.
3) Cuocete la pasta in abbondante acqua salata, scolatela al dente tenendo da parte l'acqua di cottura.
4) Nel frattempo scaldate in un'ampia padella qualche cucchiaio d'olio, aggiungete il pangrattato e il timo fresco spezzettato e fatelo tostare per qualche minuto, mescolando spesso.
5) Aggiungete la pasta con il pesto di finocchietto e saltatela in padella per un minuto, per far sì che il condimento si amalgami bene. Se necessario aggiungete qualche cucchiaio di acqua di cottura della pasta.
6) Spegnete e completate con la buccia grattugiata dell'arancia. Servite subito.

mercoledì 10 giugno 2015

Pain au chocolat: un nuovo inizio

Ciao, e benvenuto su Pain au chocolat!
Sono Elisabetta e vivo in un paese tra le colline dell’entroterra marchigiano. Nata 18 anni fa, da quasi 4 sono innamorata della cucina, della pasticceria e di tutto ciò che è legato al cibo.
Il cibo… non è una cosa meravigliosa? Non solo è indispensabile per sopravvivere, ma può anche trasformarsi in una sfida, un’occasione di incontro, un’opera d’arte. Non si finisce mai di imparare e di stupirsi in cucina: proprio quando pensi di sapere tutto, ecco che spuntano fuori un’idea nuova, un profumo, un accostamento insolito a rimettere tutto in gioco.
Il cibo ci parla di luoghi e persone, di sapori perduti e storie dimenticate; di vecchie ricette scritte a mano e custodite gelosamente come tesori; di domeniche in famiglia, di voci, risate e sorrisi; di mamme, di nonne, di zie e di sorelle, e delle loro mani abili e attente.
Ed è proprio per raccontare tutto questo che nasce “Pain au chocolat”: un angolino (tra mille…) in cui condividere ricette, foto e storie della mia cucina con chiunque si trovi a passare di qui e abbia voglia di fermarsi un attimo. Accomodati, prendi pure una tazza di tè e una fetta di torta… sei pronto per ascoltare una storia?

“C’era una volta un chicco di grano…”
…perché in fondo è da lì che nascono tutte le storie.


Perché Pain au chocolat?
Perché è il dolce che unisce le mie più grandi passioni: i lievitati e la pasticceria.
Ma soprattutto perché se penso a un dolce mi viene in mente… un gateau, a un profumo… vanille, a un sapore… chocolat, e la pasticceria… per me sarà sempre Paris.
Chiudete gli occhi e provate a sussurrarlo a bassa voce: pain au chocolat...
Non vi sembra già di passeggiare per le vie di Parigi in una mattina di primavera, e rimanere col naso incollato alla vetrina di una pasticceria in cui campeggiano croissant, macarons e petits fours, tra il profumo inebriante di vaniglia e cioccolato che si diffonde nell'aria? ;-)

Linguine al pesto di fave e pecorino (e il regalo più bello…)

Un primo. Lo so, dopo tutto questo gran parlare di pasticcerie parigine, cioccolato e vaniglia vi aspettavate ben altro. Beh, a mia discolpa posso solo dire che, grazie a un gentilissimo benefattore, qualche chiletto di fave fresche e profumate avevano urgente bisogno di una sistemazione… Qualcun altro qui si sarebbe messo le mani nei capelli, tanto più che le fave così, nude e crude, non a tutti piacciono, ma non la sottoscritta, che un attimo dopo ne aveva già pensata un’altra delle sue… ;-)
Non so voi, ma sono questi i regali che io apprezzo di più: una cassetta di frutta appena raccolta, un cartone di uova fresche, un mazzetto di asparagi… Sai da dove vengono, innanzitutto - e non è poco di questi tempi! – e poi sai che qualcuno ha voluto farti partecipe del raccolto del suo orticello, o del suo frutteto, o del suo pollaio, curati con fatica e costanza come pochi ormai sanno fare… Apprezzo molto di più tutto questo che, per esempio, uno di quei panettoni tutti infiocchettati che fanno finta di essere panettoni, che la vaniglia e il burro li hanno visti solo in fotografia e i canditi... meglio non parlarne!


Insomma, tutto questo per dire che il primo post di un blog super-zuccheroso e cioccolatoso come questo è un semplice pesto di fave. Ma vi assicuro che anche il più ciocco-dipendente (non è il mio caso, noo, che pensavate?) lo apprezzerà, anche se non ama le fave come una certa sorellina di mia conoscenza… ;-)

Il pesto di fave (detto anche marò) è una preparazione tipica della Liguria. Inutile dire che ne esistono infinite varianti, a seconda dei gusti e della disponibilità degli ingredienti (almeno qui da me, il pesto è il tipico condimento svuota-frigo e/o dispensa!), ma solitamente prevede fave fresche, pecorino, pinoli o mandorle e olio extravergine di oliva. Io ho scelto di aggiungere un rametto di menta, che dà una nota fresca al tutto, ma potete ometterlo o sostituirlo con il basilico.


LINGUINE AL PESTO DI FAVE E PECORINO
Ingredienti per 4 persone:
300 g di linguine
160 g di fave fresche, già scottate e spellate
60 g di mandorle spellate
60 g di pecorino non stagionato
1 rametto di menta fresca
olio extravergine di oliva, sale e pepe
menta e mandorle a lamelle per guarnire

Sgusciate le fave e sbollentatele per 5 minuti; scolatele, passatele sotto l’acqua fredda e privatele del guscio esterno. Mettetele nel mixer insieme alle foglie di menta, alle mandorle e al pecorino sbriciolato; frullate il tutto aggiungendo olio quanto basta per ottenere una crema (io due cucchiai). Regolate di sale e pepe. Se avete il mortaio, potete pestare tutti gli ingredienti nello stesso ordine. 
Nel frattempo cuocete la pasta in abbondante acqua salata, scolatela rapidamente e mettetela in una zuppiera. Condite con il pesto preparato, aggiungendo qualche cucchiaio di acqua di cottura se necessario. Completate con mandorle a lamelle, qualche fogliolina di menta fresca, pepe nero macinato e un giro d’olio extravergine.

Questo pesto può anche diventare un ottimo antipasto, spalmato su delle fette di pane tostato.
Se avanza (ma a queste favole non ci crede più nessuno!), può essere congelato oppure conservato in frigo per un paio di giorni, coperto da uno strato di olio.
Se non avanza, non mi stupisco. Io ho rischiato di finirmelo a cucchiaiate!! :-)



Post scriptum.
Lo so che non è il momento dei ringraziamenti, quelli si fanno dopo anni di blog e di persone che ti supportano (e ti sopportano). Ma lasciatemene fare uno piccolino.
Vorrei ringraziare Vanigl… ops, Rossella, senza la quale non avrei mai trovato il coraggio di fare questo passo. Aprirò un blog quando saprò cucinare per bene e scattare foto decenti, mi dicevo. Ma lei mi ha mostrato che si impara solo in corso d’opera, e che condividere con altri il proprio lavoro, ricevendo critiche e consigli, è l’unico modo per crescere davvero. Quindi sono qua, come promesso, pronta a sbagliare e a imparare, e a sbagliare di nuovo. Grazie davvero! Quel pomeriggio di febbraio ho perso un treno, è vero, ma ci ho guadagnato molto di più!! ;-)

E visto che ci sono ringrazio anche la mia sorellina, perché il disegno sulla testata del blog è suo! Lei non vuole che si sappia in giro, ma secondo me è stupendo, non lo pensate anche voi? E poi, sfido io, in mezz’ora, e per giunta con il dizionario di greco che ti squadra minaccioso dall’altra parte del tavolo… Però non dite che ve l’ho detto io, d’accordo? ;-)

E. <3